CHE IVA SI PAGA
SUGLI INFISSI
Non esiste un'aliquota unica per finestre e porte. Può essere il 22%, il 10% o il 4%, e la differenza non dipende dal capriccio di chi fattura: dipende dal tipo di lavoro, dal tipo di immobile e da come è scritto il contratto. Vediamo caso per caso, compresi i casi in cui a comprare non è un privato ma un'azienda o un ente pubblico.
Tre cose decidono l'aliquota: che tipo di intervento è (manutenzione, ristrutturazione, nuova costruzione), se l'immobile è un'abitazione privata o no, e se chi fornisce gli infissi li installa anche o si limita a venderli. Cambiando anche solo uno di questi tre elementi, cambia l'imposta.
22, 10 O 4 PER CENTO
Ordinaria
Si applica quando non ricorre nessuna delle condizioni di favore: nuova costruzione fuori dai casi di prima casa, immobili non abitativi senza altre agevolazioni, semplice acquisto del bene senza posa da parte di chi lo fornisce, e la quota di beni significativi che supera il limite di legge.
Recupero edilizio
Manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia su immobili a prevalente uso abitativo privato. Con un limite importante per manutenzione ordinaria e straordinaria: la regola dei beni significativi, spiegata più sotto.
Casi specifici
Due situazioni diverse tra loro: beni finiti forniti per la costruzione della prima casa non di lusso, oppure opere per il superamento delle barriere architettoniche fatte con contratto di appalto.
MANUTENZIONE O RISTRUTTURAZIONE?
Qui sta la parte che quasi nessuno spiega con chiarezza. Il limite dei "beni significativi" di cui parliamo nel prossimo paragrafo si applica solo agli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria. Se invece l'intervento rientra nel restauro, nel risanamento conservativo o nella ristrutturazione edilizia vera e propria, il 10% si applica per intero su tutto, infissi compresi, senza nessun limite legato al valore del bene.
Cambiare tre finestre in un appartamento, senza altri lavori collegati, è quasi sempre manutenzione straordinaria: qui il limite si applica. Sostituire tutti gli infissi nell'ambito di un rifacimento più ampio, con permesso o comunicazione edilizia che qualifica l'intervento come ristrutturazione, cambia il conto: niente limite, 10% su tutto. La qualificazione dell'intervento non la decide il serramentista, la decide il titolo edilizio: per questo, nei lavori più ampi, conviene sempre farsi indicare dal tecnico o dal committente come viene classificato l'intervento prima di fatturare.
I BENI SIGNIFICATIVI
Gli infissi, esterni e interni, sono elencati per legge tra i cosiddetti "beni significativi", insieme ad ascensori, caldaie, videocitofoni, condizionatori, sanitari e rubinetteria da bagno, impianti di sicurezza. Quando chi esegue i lavori di manutenzione fornisce anche uno di questi beni, il 10% non si applica a tutto senza limiti: si applica alla prestazione (posa, manodopera, altri materiali non significativi) e a una quota del bene significativo pari, al massimo, al valore della prestazione stessa. La parte del bene che supera quella soglia sconta il 22%.
Un punto che riguarda direttamente chi, come noi, produce in proprio gli infissi: nel valore del bene significativo conta solo il costo di produzione, cioè materie prime e manodopera necessaria a fabbricare la finestra. La posa in opera non ci rientra: resta parte della prestazione e viene tassata al 10% per intero. Separare con chiarezza nel contratto il valore di produzione dell'infisso dal costo di posa non è un trucco, è semplicemente corretto, e cambia in modo concreto quanto IVA paga il cliente.
Manutenzione straordinaria in un appartamento, sostituzione di alcune finestre. Valore totale della fornitura con posa: 8.000 euro. Di questi, 5.500 euro sono il valore di produzione degli infissi (il bene significativo), 2.500 euro sono la posa e la manodopera.
Poiché il bene significativo (5.500) supera il valore della prestazione (2.500), il 10% si applica sulla prestazione (2.500) e su una quota pari di bene significativo (altri 2.500): in tutto 5.000 euro al 10%. I restanti 3.000 euro di valore degli infissi scontano il 22%.
Risultato: 5.000 x 10% = 500 euro, più 3.000 x 22% = 660 euro. Totale IVA 1.160 euro su un imponibile di 8.000, un'aliquota media effettiva intorno al 14,5%, non il 10% netto che spesso ci si aspetta.
PRIMA CASA IN COSTRUZIONE
Il 4% si applica ai beni finiti, infissi compresi, forniti per la costruzione di un'abitazione prima casa non di lusso. Riguarda soprattutto chi fornisce all'impresa costruttrice durante il cantiere, non la sostituzione di infissi in una casa già esistente e abitata.
BARRIERE ARCHITETTONICHE
Il 4% vale anche per le opere finalizzate al superamento delle barriere architettoniche, ma solo se il lavoro è regolato da un contratto di appalto. Se invece si tratta di vendita del bene con posa in opera, l'Agenzia delle Entrate esclude il 4% anche quando l'infisso rispetta tutti i requisiti tecnici del DM 236 del 1989. È una questione di come è scritto il contratto, non del prodotto installato.
IVA AGEVOLATA E DETRAZIONE FISCALE
L'IVA al 10% o al 4% e la detrazione del Bonus Casa o dell'Ecobonus non si escludono a vicenda: la detrazione si calcola sulla spesa totale sostenuta, IVA già inclusa. Trovi tutte le aliquote di detrazione e i massimali nella guida Bonus Infissi 2026.
AZIENDE E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Inversione contabile (reverse charge)
Nei rapporti tra due soggetti con partita IVA, le prestazioni di sola posa in opera di infissi (senza fornitura del bene da parte di chi installa) rientrano tra i servizi di completamento edifici soggetti a inversione contabile: chi installa fattura senza addebitare IVA, e il committente la integra e la versa lui stesso.
Se invece, come nella maggior parte dei nostri lavori, forniamo l'infisso che produciamo e lo installiamo nello stesso contratto, l'operazione resta una cessione di beni con posa in opera: l'inversione contabile non si applica, e la fattura segue le regole ordinarie viste sopra, con l'aliquota che dipende dal tipo di intervento e di immobile. La differenza tra le due situazioni dipende dai termini del contratto: nei lavori per conto di imprese o come subappaltatori vale la pena verificarla caso per caso con il commercialista.
Scissione dei pagamenti con gli enti pubblici
Quando si fattura direttamente a un Comune, una scuola, una ASL o un altro ente pubblico, si applica lo split payment: l'ente paga l'importo al netto dell'IVA e versa l'imposta direttamente all'Erario, invece di girarla a chi ha emesso la fattura.
In fattura l'IVA va comunque esposta, con l'annotazione di scissione dei pagamenti: cambia solo chi la versa materialmente, non l'aliquota applicata. Per chi lavora spesso con enti pubblici è una cosa da tenere presente nella gestione della liquidità, perché l'incasso arriva al netto dell'imposta. Se il lavoro per l'ente riguarda proprio la sostituzione di infissi, verifica anche se rientra nel Conto Termico 3.0.
PARLIAMONE
PRIMA DEL PREVENTIVO
Nel preventivo indichiamo sempre in modo chiaro il valore di produzione degli infissi e quello della posa, così l'aliquota applicata è trasparente fin dall'inizio, sia per un privato sia per un'azienda o un ente pubblico. Sopralluogo gratuito a Teramo e in tutto l'Abruzzo.
Richiedi Preventivo GratuitoContenuto informativo aggiornato a luglio 2026. Non sostituisce la consulenza di un commercialista: l'aliquota corretta dipende sempre dalla documentazione specifica del tuo intervento, verificala con il tuo consulente fiscale prima di firmare il contratto.
FAQ
Che IVA si paga per cambiare le finestre di casa?
Nella maggior parte dei casi il 10%, trattandosi di manutenzione straordinaria su un'abitazione privata. Ma se il valore degli infissi supera il valore della posa e della manodopera, la parte eccedente sconta il 22%, per via della regola dei beni significativi.
Cosa sono i beni significativi?
Una lista fissata dalla legge che comprende, tra gli altri, gli infissi esterni e interni, gli ascensori, le caldaie e i sanitari da bagno. Quando questi beni vengono forniti da chi esegue lavori di manutenzione, il 10% si applica solo fino al valore della prestazione: l'eccedenza sconta il 22%.
Se faccio una ristrutturazione vera e propria, vale lo stesso limite?
No. Il limite dei beni significativi riguarda solo la manutenzione ordinaria e straordinaria. Per restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia il 10% si applica per intero, infissi compresi, senza il limite.
Quando si applica il 4% sugli infissi?
In due casi: per i beni finiti forniti durante la costruzione di una prima casa non di lusso, oppure per le opere di superamento delle barriere architettoniche fatte con un contratto di appalto. Con una vendita con posa in opera, invece del contratto di appalto, il 4% non spetta.
Se la mia azienda fattura a un'altra impresa o a un ente pubblico, cambia qualcosa?
Sì. Tra soggetti con partita IVA, la sola posa in opera di infissi senza fornitura del bene può rientrare nell'inversione contabile (reverse charge). Fatturando a una Pubblica Amministrazione si applica invece lo split payment: l'IVA viene versata all'Erario direttamente dall'ente, non da chi emette la fattura.